Saluto di apertura al II Meeting di Bonifati
«La Calabria crocevia del Mediterraneo verso un nuovo umanesimo integrale»
«Dal Sud un messaggio universale di pace», 30 maggio 2026
«La pace sia con voi! […] Il mare nostrum può e deve essere luogo di incontro, crocevia di fraternità,
culla di vita e non tomba per i morti».
Leone XIV, Discorso al Consiglio dei Giovani del Mediterraneo, 5 settembre 2025
I. Un saluto che è anzitutto memoria grata
Eminenza Reverendissima Card. Fabio Baggio, Sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello
Sviluppo Umano Integrale; illustre Sindaco di Bonifati; Magnifici Rettori e stimati Referenti delle Università
della Calabria, UNICAL di Cosenza, Mediterranea di Reggio Calabria e Magna Grecia di Catanzaro; caro fr.
Paolo Barabino, Superiore maschile della Piccola Famiglia dell’Annunziata di Giuseppe Dossetti; cari
rappresentanti del Progetto Policoro di Basilicata e Calabria; autorità civili e militari, carissimi giovani: a tutti
voi rivolgo il mio caloroso e cordiale saluto. Aprire i lavori di questo secondo Meeting significa, anzitutto,
riconoscere una tradizione che si sta consolidando, cogliendo un filo di pensiero e di passione ecclesiale che
dalla Settimana Sociale di Trieste (2024) — dedicata significativamente al tema «Al cuore della democrazia.
Partecipare tra storia e futuro» — fino agli incontri mediterranei di Bari (2020) e Firenze (2022) ha visto le
Chiese del Sud Italia farsi laboratorio di un pensiero critico autorevole. È in questa scia che il nostro convenire
si colloca, non come evento isolato, ma come tappa di un cammino sinodale e di una riflessione più ampia.
II. La Calabria come locus theologicus
Ritengo che non sia semplice retorica geografica affermare che la Calabria si collochi in un crocevia. È,
piuttosto, una constatazione storico-antropologica suffragata dalla ricerca scientifica. Gli studi di Franco
Cassano sul «pensiero meridiano» hanno mostrato come il Sud non sia un Nord mancato, bensì una categoria
epistemologica autonoma, capace di pensare la lentezza, la misura, la relazione come paradigmi alternativi
alla razionalità performativa della modernità tardo-industriale. Il Mediterraneo non è mai stato semplicemente
uno spazio fisico, ma una koinè di scambi, una «grande corrente di civiltà» dove l’identità si costruisce
nell’incontro, nel dialogo e nella condivisione.
Bonifati, affacciata sul Tirreno cosentino, custodisce nella sua stessa toponomastica greco-bizantina la
memoria di questa vocazione. Qui — come amava ripetere Giorgio La Pira, sindaco di Firenze e profeta di
un Mediterraneo pacificato — «la pace nella regione del Mediterraneo sarebbe stata l’inizio e quasi la base
della pace fra tutte le nazioni del mondo». Parole che Papa Leone XIV ha riconsegnato ai giovani del
Mediterraneo nel settembre 2025, attestandone «tutta la sua forza e la sua carica profetica, in un tempo
dilaniato dai conflitti e dalla violenza».
III. Il nuovo umanesimo integrale: genealogia di un concetto
Il tema che ci raduna affonda le sue radici in una tradizione precisa. È nel 1936 che Jacques Maritain
pubblica un capolavoro dal titolo “Umanesimo integrale”, opera che ridefinisce l’uomo non come misura
autosufficiente di sé (l’umanesimo antropocentrico moderno), ma come essere costitutivamente aperto alla
trascendenza e alla relazione. Questa intuizione viene assunta dal magistero conciliare nella Gaudium et Spes
— dove al numero 22 così leggiamo: «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero
dell’uomo» (GS 22). Tale idea è stata rilanciata da Paolo VI nella Populorum Progressio, dove si afferma con
forza che «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico, esso deve essere
integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (PP 14).
Benedetto XVI, nella Caritas in Veritate, ha mostrato come tale paradigma sia oggi più che mai necessario
di fronte alle aporie della globalizzazione finanziarizzata: «Lo sviluppo – afferma il Papa – è impossibile senza
uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello
del bene comune» (CV 71). E Papa Francesco, nella Laudato si’ e in Fratelli tutti, ha ulteriormente declinato
l’umanesimo integrale come ecologia integrale, dove la cura della casa comune e la giustizia sociale si tengono
indissolubilmente.
In questa stessa linea si pone, oggi, il magistero di Papa Leone XIV. Nella sua prima lettera enciclica
Magnifica Humanitas, promulgata il 15 maggio 2026 — non casualmente nel 135° anniversario della Rerum
Novarum — il Pontefice ha riaffermato che «la persona non è riducibile a dati, correlazioni o processi
computazionali. L’essere umano eccede sempre ogni rappresentazione tecnica di sé». È, questa, la pietra
angolare del nuovo umanesimo: nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa e dell’algoritmo, custodire
l’eccedenza della persona umana significa difendere, insieme, la sua dignità trascendente e la sua vocazione
comunitaria.
IV. «Scegli la vita»: la radice biblica del nostro convenire
La relazione che fr. Paolo Barabino ci offrirà — su Dt 30,19, «Ti ho posto davanti la vita e la morte:
scegli la vita» — non è una citazione di circostanza, ma il cuore ermeneutico di questo Meeting. In essa
risuona la teologia della libertà responsabile elaborata da Giuseppe Dossetti e dalla sua Piccola Famiglia
dell’Annunziata, una libertà che si compie nell’obbedienza alla Parola e nella condivisione con i poveri.
Scegliere la vita, oggi, in Calabria, significa scegliere concretamente:
• La giustizia ambientale, contro lo sfruttamento predatorio dei territori;
• La giustizia relazionale, contro la solitudine e il declino demografico, che Leone XIV ha definito
«inverno demografico, […] spopolamento delle aree più fragili del Paese».
V. Pace ed economia: un connubio possibile
La presenza, domani, del prof. Leonardo Becchetti ci consentirà di approfondire come l’economia possa
trasformarsi in scienza della felicità pubblica. In questa cornice, le parole pronunciate da Leone XIV ai giovani
del Progetto Policoro il 21 febbraio 2026 acquistano qui, oggi, un peso programmatico: «Voi giovani siete il
volto bello dell’Italia che non si arrende, non si rassegna, si rimbocca le maniche e si rialza. […] C’è ancora
bisogno del vostro impegno, soprattutto in una stagione di inverno demografico, di spopolamento delle aree
più fragili del Paese» Leone XIV, Discorso al Progetto Policoro, 21 febbraio 2026
VI. Un messaggio universale dal Sud
Permettetemi, in conclusione, di consegnarvi tre brevi idee, mutuate dal magistero del Papa.
Primo: la pace come stile, non come slogan. Leone XIV ha scelto come tema della Giornata Mondiale
della Pace 2026 una formula folgorante: «una pace disarmata e disarmante». Non basta deporre le armi,
occorre disarmare i cuori, i linguaggi, le economie. Da Bonifati, terra che ha conosciuto l’emigrazione e la
fatica, può levarsi una voce credibile di pace proprio perché conosce il prezzo della guerra silenziosa che è
l’ingiustizia.
Secondo: la speranza come responsabilità. «Voi siete il presente della speranza», ha detto il Papa ai giovani
mediterranei. Non il futuro, ma il presente. Questo Meeting non è anticamera del domani, ma un atto del
presente storico della Calabria credente e pensante.
Terzo: il Vangelo come bussola. Citando don Mario Operti, ideatore del Progetto Policoro, Leone XIV ci ha
ricordato: «Se fossimo così poveri da non poter dare niente agli altri, forse riusciremmo ad avere più coscienza
della ricchezza del Vangelo, che può veramente cambiare la vita della gente». È il cuore dell’umanesimo
integrale, non un’ideologia, ma il Volto, quello di Cristo cristallizzato nel Vangelo.
Conclusione
Ringraziando di cuore don Guido Quintieri, per il suo impegno e la sua costanza nell’organizzazione, insieme
all’equipe della PSL diocesana, affido questi due giorni alla protezione della Madonna del Rosario, qui
venerata a Bonifati, e di Francesco di Paola, Patrono della Calabria. L’augurio è che da questa piazza si
diffonda il pensiero di una Calabria che offre idee, prega e progetta, e che dal Sud, come recita il titolo del
meeting, giunga davvero al mondo un messaggio universale di pace. Grazie
† Stefano Rega, Vescovo
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