Carissimi,
con animo colmo di sentimenti di gratitudine e di gioia cristiana, ci apprestiamo a varcare insieme la soglia dell’Avvento 2025. In quest’anno giubilare assumerà i contorni della Speranza. Il colore violaceo è segno di un’attesa che ha il sapore di certezza; il “Veniente” è alle porte del nostro cuore: apriamogli quando busserà, accogliamolo con gioia, senza indugiare, senza tentennare. L’Avvento è il tempo santo in cui l’attesa della nascita di Gesù Bambino educa la nostra vita di fede ad assumere atteggiamenti di speranza, di fiducia e di vera carità. Tuttavia, l’attesa del Natale non ci lasci inoperosi né distratti o affannati dalle tante incombenze da sbrigare nei giorni di festa. Questa sia vissuta con il coraggio della sentinella che veglia di notte prima di vedere spuntare la luce dell’alba, e con la tenerezza della partoriente, il cui grembo si fa casa per la vita che sta per nascere.
L’Anno A sarà scandito dalla narrazione evangelica di Matteo. Le sue parole ci conducono con passo sicuro a riscoprire il senso del mistero dell’Emmanuele, il Dio-con-noi, cuore della celebrazione del Natale. La certezza del suo esserci perenne invita e incoraggia a riappropriarci delle nostre vite, spesso svuotate di senso e di misura. Per questo il Signore rinnova il suo monito: «Vegliate!». Avvertiamo la potenza di un tale richiamo, ne accogliamo tutta la sua potenza! Vegliare è l’atteggiamento tipico di chi sa vivere con il cuore desto, vigile, assetato di bene, custodendo l’esistenza nella certezza che Dio non è lontano, ma viene con la stessa intensità e con lo stesso amore della prima volta. In un mondo frenetico, assuefatto dai ritmi sempre più incalzanti, l’Avvento è un urgente appello a fermarsi, a ritrovare il silenzio che prepara la Parole e le parole, a riconoscere ciò che conta davvero, e che per tale ragione merita di essere atteso. Avvento è anche il tempo di spogliazione interiore, di ascolto accurato e di luce che orienta i nostri passi sulla via del bene.
Nell’anno giubilare che volge al termine, occorre tener desta la virtù della Speranza, sostegno e forza autentica dell’Avvento. In questi giorni, mentre ricordiamo la voce appena silenziata di Ornella Vanoni, vogliamo accogliere anche la sua capacità di toccare la profondità del cuore. Del suo brano “Senza fine” lasciamo risuonare queste parole: «Senza fine, Tu sei un attimo senza fine…». Per noi credenti, “senza fine” è la misura dell’amore di Dio: eterno, continuo, sempre presente, fragile, tenero, piccolo come quello del Bambino di Betlemme.
Tra i tanti pensieri che vorrei consegnare alla vostra riflessione, mi è sembrato opportuno rimandarvi ad un testo di David Maria Turoldo, dal titolo “La Ballata della Speranza”. Vi invito a leggerla e a meditarla con attenzione. Nei suoi versetti ci ricorda che l’Avvento è “tempo del concepimento di un Dio che ha sempre da nascere”. Esso ci rivela l’invocazione che sale dalla terra intera: “Vieni, vieni, vieni Signore…”. L’Avvento è speranza che non tace, anche quando “neppure un fratello riconosce il volto del fratello”.
Per illuminare ancora di più il senso dell’attesa avventizia, desidero condividere un antico racconto chassidico, tramandato nella tradizione ebraica e reso celebre da Martin Buber. È un racconto semplice e profondissimo, in cui la fede del popolo di Israele diventa specchio anche per noi: “Si narra che quando il popolo era in pericolo, il grande Baal Shem Tov si recava nel bosco. Accendeva un fuoco, recitava una preghiera segreta e il miracolo avveniva. Una generazione dopo, il suo discepolo, il Maggid di Mezritch, quando il popolo era minacciato, diceva: “Non sappiamo più accendere il fuoco, ma possiamo ancora pronunciare la preghiera…”. E il miracolo si compì. Più tardi, un altro maestro si trovò anch’egli in tempo di prova. Disse: “Non sappiamo accendere il fuoco, né ricordiamo la preghiera. Ma conosciamo il luogo nel bosco”. E il popolo fu salvato. Infine, giunse l’ultima generazione. Il maestro, debole e povero, disse: “Non sappiamo accendere il fuoco, non ricordiamo la preghiera, non conosciamo neppure il luogo, ma possiamo raccontare la storia”. E Dio operò ancora meraviglie”. Questo racconto racchiude una verità preziosa: quando le forze sembrano venir meno, e non ricordiamo più i gesti antichi della fede, resta la memoria del cuore. Resta la storia della salvezza, resta la nostra piccola fedeltà, resta il nostro desiderio. Dio non ci chiede di raggiungere la perfezione al termine del cammino dell’Avvento, ma desidera che il nostro cuore sappia raccontare i suoi prodigi, non smetta di attendere, di invocare e di affidarsi. Ed è proprio un cuore così disposto a rendere possibile la meraviglia dell’Avvento. Dio non viene dove tutto è luminoso e ordinato. Egli viene nella notte dei pastori, nel turbamento di Maria, nei dubbi di Giuseppe. La sua presenza non elimina magicamente la paura, ma la attraversa, la trasforma e la redime. L’Avvento ci educa a non fuggire da ciò che temiamo, perché è lì che il Signore desidera far nascere il suo Natale. Nella Lettera Pastorale “Apriti cielo”, affermavo che tale espressione è un altro modo per dire “Vieni, Signore Gesù!”. Eleviamo con coraggio al Signore che viene la nostra preghiera: “Apriti cuore, apriti mente, apriti ferita che non vuoi essere toccata, apriti desiderio sepolto, apriti speranza che temevi di ascoltare”. In questo tempo forte, desidero che la nostra Diocesi risplenda come una casa dove ogni persona possa sentirsi accolta, ascoltata, amata, custodita e valorizzata. Prendiamoci cura dei poveri, dei malati, degli anziani, dei giovani smarriti, di chi è solo. In ciascuno di loro Cristo viene.
Maria, Madre del Popolo fedele, è la donna dell’Avvento. Da Lei impariamo anche noi a dire: “Eccomi”, oggi e sempre alla volontà di Dio. Di cuore auguro un Avvento pieno di pace, di vigilanza e di luce. Il Signore riaccenda il nostro ardore, rafforzi la nostra speranza, rianimi il nostro amore. Il Veniente, Dio “senza fine” ci visiti con la sua nascita, scuota il nostro torpore, consoli i nostri cuori e ci renda annunciatori della sua venuta. Buon Avvento!
San Marco Argentano, 30 novembre 2025
I Domenica di Avvento
† Stefano Rega, vescovo
